Come si è modificata la cucina giapponese nel tempo
L’evoluzione della cucina tradizionale giapponese

Cucina giapponese 13 ott 2019

La cucina tradizionale giapponese di origine più antica che si segue tuttora è definita kaiseki.
Le sue origini risalgono al buddhismo Zen più antico. Alla base di questo tipo di cucina c’è una vera e propria filosofia, per la quale la cucina rappresenta la perfetta fusione fra cibo e natura, gusto ed estetica, in un’unione virtuale e reale dei sensi.
Il naturale, il bello ed il buono si incontrano nella cucina e offrono un’esperienza che appaga e armonizza tutti i sensi e connette l’uomo alla natura.
Quindi la cucina kaiseki non è veramente solo un modo di cucinare, ma una vera e propria filosofia di vita.

Storia della Cucina Giapponese

La parola kaiseki, in ideogrammi giapponesi, può essere scritta in due modi diversi, che portano a identificare anche due stili di cucina leggermente diversi. Se scritta in un modo, sta ad indicare un tipo di banchetto conviviale, costituito da più portate e servito secondo alcune regole convenzionali; se scritta nell’altro modo, si fa riferimento al pasto frugale consumato durante la cerimonia del thè dai monaci, che usavano mangiare poco o niente per non distrarsi dalle loro pratiche meditative.
Attualmente questo tipo di cucina conserva una certa frugalità solo nella quantità di cibo di ogni singola portata, che in compenso sono diventate molto numerose: se la versione iniziale della cucina kaiseki prevedeva una zuppa di miso e tre sole portate, con l’evoluzione laica della società giapponese si è passati a menù che possono offrire fino a 15 portate.

sushi preparazione

In ogni caso, l’aspetto più importante di un pasto servito secondo la cucina kaiseki è rappresentato dal fatto che tutto debba perfettamente combinarsi, essere in armonia: i sapori, l’aspetto curato in ogni minimo dettaglio, i colori, persino l’abbinamento con le stoviglie.
Tutto deve essere in perfetto accordo e armonia anche con la natura: quindi solo ingredienti di stagione e freschissimi.

Nella seconda metà del 1800 la cucina giapponese subisce una grande trasformazione: nel Paese ci sono grandi cambiamenti politici – il potere shogunale viene definitivamente soppiantato e sostituto da quello imperiale – e di conseguenza anche sociali. Il Giappone comincia a guardare con interesse anche alle culture di tutto il resto del mondo, da cui trae spunti e idee da applicare alla propria tradizione, dando vita ad un nuovo stile culinario definito Yoshoku: le ricette tradizionali vengono rielaborate con ingredienti e cotture tipiche di culture straniere e viene reintrodotto il consumo di carne rossa che in passato era stata vietato.
Inizialmente questa era considerata una cucina di lusso, visto che molti ingredienti erano difficili da reperire e costosissimi.
Solo dopo la Seconda Guerra Mondiale la disponibilità di risorse alimentari provenienti da tutto il mondo divenne più diffusa e la cucina Yoshoku divenne decisamente popolare, arrivando persino nelle case dei giapponesi.
I nomi dei piatti di questa cucina si scrivono in katakana, l’alfabeto sillabico utilizzato per i termini di origine straniera; questi piatti si possono persino mangiare con le posate occidentali e accompagnare con il pane.
Per il giapponese medio l’Occidente rappresenta l’evoluzione, il progresso e mangiare questi piatti e adottare questi usi occidentali vengono visti come un qualcosa di molto positivo.

La grandezza della cucina giapponese sta nel far convivere queste due anime culinarie totalmente diverse: anche se apparentemente la Yoshoku dovrebbe rappresentare l’evoluzione della Kaiseki, entrambe invece sopravvivono insieme nella cultura giapponese, offrendo una gamma di esperienze gastronomiche immensa.

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